Episodio 6

I più consapevoli conoscevano da tempo la direzione che avrebbe imboccato il vicino futuro, della prossimità del balzo in avanti della coscienza planetaria, che il mondo come era conosciuto stava giungendo ad uno spartiacque, così cominciarono in anticipo ad organizzarsi attraverso gruppi di lavoro. Altri, la maggior parte, destandosi dal lungo letargo solo durante i lavori di ristrutturazione della coscienza planetaria, si aggregarono a progetti già avviati o cercarono di organizzarsi in extremis per affrontare il fiume del cambiamento che avrebbe travolto qualsiasi struttura, fisica e non.

Così, su un fronte si trovarono le persone agganciate alla paura, al bisogno di ricevere ordini, cioè le consapevolezze più basse, dall’altro, i pionieri, i creatori del Mondo che Sarà, e che ora è Il Mondo E’. Ma a quei tempi non era tutto così chiaro e scontato…

Pensate solo al fatto di vivere in armonia con la natura e con il resto del creato… A quei tempi era assolutamente normale trascorrere le esistenze all’interno di sterminate distese di asfalto che si estendevano per chilometri e chilometri in lunghezza e spesso anche per centinaia di metri in verticale. In quella giungla di cemento ed acciaio, i nostri antenati non si facevano troppi scrupoli a mangiare cadaveri e conservanti, sostanze che servivano a far apparire succulenti pietanze anche dopo settimane o mesi dalla loro preparazione, sempre di fretta, sempre con qualcosa d’urgente da fare, ma di questo abbiamo già parlato.

Comunque non tutti erano così. Soprattutto negli ultimi anni prima della crisi, moltissime persone avevano abbracciato uno stile di vita alternativo, sì, a quei tempi cercare di mangiare in modo sano e vivere in un ambiente salubre erano considerate come abitudini alternative… Così tanti tornarono a ripopolare le campagne abbandonate durante il sogno di un boom economico che aveva contagiato milioni di persone nella speranza di facili guadagni, ma soprattutto, ciò che fece la differenza, fu il ritorno ad una vita collettiva e comunitaria, incentrata sulla condivisione, sul rapporto diretto con la natura e in una riscoperta della dimensione dell’amore.

In principio vi erano comunità ed ecovillaggi sparsi qua e là lungo il territorio. In genere vi era un fondatore carismatico che aveva rinnegato le promesse di quella modernità e lungo il suo cammino aveva raccolto quanti desideravano una vita differente, ma a cui mancava la spinta per cominciare una nuova avventura autonomamente. Trovato il posto congeniale al gruppo, in genere fuori dai grossi centri abitanti e lontano dallo smog, si dividevano compiti e mansioni trascorrendo le giornate. Apparentemente erano un mondo parallelo, separato, ma ricordiamoci che a quei tempi il denaro era comunque fondamentale, anche solo per pagare le tasse o i svariati servizi essenziali. Così, oltre ai lavori nei campi e per la manutenzione delle strutture, molti si erano trovati altre occupazioni per far fronte alle spese inevitabili. In quel periodo andava di moda creare manufatti poi rivenduti nelle fiere o nei mercati, alcuni producevano più cibo di quanto ne consumassero ed avevano aperto dei mercati biologici, altri ancora si erano specializzati in terapie del corpo e dell’anima, guadagnandosi da vivere con seminari e trattamenti individuali, qualcuno si dedicava a forme di arte e di scrittura oppure gestiva pagine internet, mentre i più fortunati avevano rendite o risparmi che consentivano loro la più totale libertà nella gestione delle proprie giornate.

Naturalmente non tutti i risvegliati vivevano in queste strutture senza tempo. Molti si trovavano ancora in città o paesi metropolitani ed era importantissimo il lavoro svolto da questi operatori di luce, spesso in incognito, per mantenere alta l’energia di determinati luoghi grazie a centri olistici, sale da yoga, spazi di silenzio o strutture che offrivano percorsi di crescita personale.

Certo, non tutti questi operatori operavano in amore assoluto, così come non tutti questi villaggi funzionavano alla perfezione. Qualcuno, un po’ maliziosamente, li definiva egovillaggi… ma questo fa parte del gioco.

A quei tempi c’era ancora molta confusione.
Troppe persone ancora amavano di testa, così spesso vi erano incomprensioni e apparenti sconfitte. Ricordiamoci però che tutto è necessario. Tutto ciò che accade serve per permettere l’evoluzione. Senza errori, senza occasioni su cui riflettere, all’essere umano manca la spinta propulsiva per crescere, per fare meglio. Così, tra tante luci e tante ombre, ai margini di quella jungla urbana, si venivano a creare molte realtà che sarebbero state i semi luminosi da cui sarebbe ricresciuta la nuova umanità.

Pubblicato da Cronache dal Futuro

L'essere umano è creatore di realtà. Quando tante persone sognano lo stesso futuro, esso si sta già creando.

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